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Federico Gianfortuna

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Exoddus

My lifestyle determines my deathstyle
September 29

Il Collezionista di Pietre

Non era ancora arrivato a destinazione, eppure l'odore intenso della salsedine, aspro e frizzante, lo aveva già accolto nello splendido paesaggio che gli si parava davanti, come un abbraccio di una persona cara, felice di rivederlo dopo tanto tempo. Di fronte a lui, una distesa azzurra si stagliava con lo sguardo fino all'orizzonte... se non fosse stato per qualche piccola onda che pigramente si allungava sulla riva, avrebbe giurato che si trattasse di una sconfinata pianura dal colore insolito. Alla visione di tutto questo, un immediato senso di serenità, avvolse il suo cuore e la sua mente, dimenticando perfino quanto fosse grande il mondo in cui viveva, per concentrarsi solamente su quello splendido dipinto naturale che la mano Dio aveva dipinto solo per lui in quel momento. Respiro a fondo, permettendo cosi ai suoi polmoni di riempirsi dell'aria carica di iodio, ricordando le parole della madre che, quando era piccolo, gli diceva sempre che l'aria del mare era estremamente salubre. Scosso da questo ricordo, torno immediatamente alla realtà. Scese dal motore, lo mise in equilibrio sul cavalletto, mise in spalla il suo prezioso zaino e si avvio verso la scaletta che conduceva al ciottolato.

Fu allora che poté osservare lo spettacolo che il muretto, sollevato rispetto al livello del suolo, inizialmente gli aveva negato, il vero motivo per cui lui era li. Ai suoi piedi, in una fantasia pluricromatica, un'infinita di pietre di piccola e media grandezza, costruivano un indistinto mosaico di immane bellezza. Passeggiava lentamente,  lasciandosi cullare dal suono granuloso che emettevano i ciottolini entrando a contatto l'un l'altro, ad ogni pressione del suo piede.

Dopo un pò, quando fu persuaso di essersi abbandonato abbastanza nel dolce far niente, si accovaccio iniziando a studiare ogni singola pietra con maggiore intensità, per dedicarsi alla sua attività principale. Egli infatti era un Collezionista. Un Collezionista molto particolare, un collezionista di Pietre. E non Pietre qualsiasi, come fanno in molti. Ma solo di Pietre Bianche. Lo zaino che portava in spalla con tanto amore, era pieno di questi suoi piccoli tesori, nei quali spesso si perdeva per il loro colore candido, puro, ma mai con un'uguale sfumatura, con forme sempre diverse. Ognuna di queste non era stata scelta a caso, ma selezionata accuratamente tra tante altre, certo che possedesse un' Anima più bella, di quella delle altre.

Accarezzava il suolo, con le sue mani affusolate lasciandole scorrere l'una sull'altra, attendendo con ansia, che fra le migliaia di Pietre che costellavano quel luogo, qualcuna timidamente venisse alla luce, catturando con violenza la sua attenzione, corteggiandolo dolcemente con la sua semplice bellezza, come a chiedergli di entrare a far parte della sua collezione. Passava le ore cosi, non si stancava mai. Tutti gli impegni del mondo esterno si annullavano, quando si immergeva in questa sua morbosa ricerca.

Accadde che, dopo alcuni minuti, una Pietra riuscì ad accattivarsi il suo interesse. Stretta fra il suo pollice e il suo indice, la sollevo dal terreno, strappandola dall'abbraccio dei suoi simili per avvicinarla ai suoi occhi. Ne rimase totalmente affascinato. Era una Pietra Nera, lucente come non ne aveva mai visto in vita sua, più bella, ne era assolutamente certo di tutte le Pietre Bianche che aveva collezionato fino a quel momento. Rimase titubante un momento,

lasciandosi scorrere tra una mano e l'altra quel sassolino. Dopo qualche minuto di riflessione dopo aver aperto il suo zaino "scrigno", in mezzo alle decine di Pietre Bianche che lo popolavano, una Pietra Nera risaltava su tutte le altre.

Un senso di euforia lo invase dall'interno. La presenza della nuova conquista gli stava regalando delle sensazioni mai provate. Più eccitato di prima, si rimise in cerca di altre Pietre. Ne trovo altre e, anche queste, tutte Nere, una più bella dell'altra. Ne trovo a decine, tante che il suo zaino comincio a farsi troppo pesante. All'interno di quel piccolo mondo, il numero di Pietre Bianche e Nere era quasi omogeneo. Era li da ore, ma la sua sete di ricerca non era stata ancora placata.

Quando si accorse che il peso dello zaino si era fatto eccessivo, comincio a scartare le Pietre Bianche per fare posto alle nuove arrivate Nere.

Si fece sera. La luna si ergeva imponente sopra l'orizzonte, ricalcando la sua presenza con una scia luminosa sul manto nero del mare. Si accascio al suolo, esausto ma soddisfatto e per festeggiare la proficua giornata si accese una sigaretta. Si perse nuovamente nella bellezza del paesaggio che lo circondava, concentrando il suo sguardo sulla distesa d'acqua che, spinta passivamente dal leggero vento che si era alzato, si fece un pò più agitato, lasciando piccole onde sul limitare della riva. Si volse poi verso il suo prezioso "scrigno" deciso a fare un resoconto della sua giornata. Non appena l'apri, una smorfia di stupore misto sconcerto gli si materializzo in volto. Lo scrigno possedeva solo Pietre Nere.

Si senti sperduto, aveva improvvisamente realizzato ciò che era accaduto in quella giornata e un profondo senso di angoscia lo lacero fino in fondo all'anima. Preso dalla foga della ricerca delle nuove Pietre aveva come rinnegato le altre, gettandole via come rifiuti, senza pensarci troppo. Stese un telo, e vi vuoto sopra il contenuto dello zaino. Comincio affannosamente a cercare nel mucchio qualche pezzo che fosse riuscito a scampare alla sua noncuranza. Finalmente, dopo qualche interminabile secondo, una candida Pietra con la sua estrema purezza e lucentezza emerse tra le altre. Doveva trovarsi sul fondo per non essere stata coinvolta nell'imperdonabile gesto che aveva compiuto nel corso di poche ore. La prese in mano e, dopo averla guardata con stupore poco più di un secondo, il Collezionista esplose in un pianto sommesso di dolore.L'umidità, trapelata dal fondo dello zaino si era condensata sulla superficie della Pietra Bianca, scivolando placidamente su di essa come una lacrima su un viso.

August 07

Odio agosto

 
Albano Vitturi - Spiaggia deserta  1930
 
Odio agosto
con i suoi culi abbronzati, le cremine, l’ombrellone
Odio le città vuote. Gli amici lontani. I figli all’estero
Odio i giornali di agosto, le interviste dei calciatori, i quiz, i sudoku e le previsioni per l’autunno
Odio il caldo delle autostrade, i caselli di Bologna e di Roma al telegiornale con il commento sul traffico
Odio i lavori stradali, gli incidenti, i camion, i restringimenti delle corsie
Odio il solleone al sud e le prime nevicate al nord
Odio i vecchi soli con il cane, la panetteria con la serranda, le macchine ferme da settimane con la polvere
Odio le persiane chiuse delle case, gli antifurti che suonano per ore
Odio i pensieri fermi di agosto, il riposo forzato, i giardini bruciati dal sole, le solitudini, così dure, di ferragosto
Odio gli autogrill, le persone sudate, le bibite ghiacciate, la coda ai cessi, il gratta e vinci e l’ultima compilation
Odio i rinvii a settembre, l’aria calma e umida, le piante secche di fronte ai ristoranti in ferie
Odio la ripetitività, il consumismo, gli sprechi di agosto
Odio la finta gioia, le finte vacanze e i finti soldi di agosto
Odio le fritture di pesce al mare, il sorbetto in piazzetta, la polenta e funghi in montagna
Odio la riscoperta della natura in agosto, le capre, i cavalli, le mucche, le galline visti come per la prima volta
Ma ciò che più odio di agosto è il suo senso di vuoto, la sua indolenza, il suo rimandare, il suo farci girare a vuoto, il chiuso per quattro settimane
Odio il calendario di dodici mesi. Undici, senza agosto, sono più che sufficienti
E odio anche me che scrivo queste cose
 
 (dal Blog di Beppe Grillo, un'ottica che condivido...)
 
July 20

Il volto di un eroe...

 
Scusa per il ritardo... queste due righe avrei dovuto buttarle giù ieri...
Ma come sempre non abbiamo tempo... non abbiamo tempo di pensare alle cose importanti, per quelle futili c'è sempre tempo...
Non abbiamo più neanche il tempo di ricordare... la mermoria; un'arma cosi devastante nella sua potenza di fuoco
cosi fragile nella sua consistenza...
Non abbiamo tempo per rilettere... o più semplicemente non ne abbiamo voglia... sembra che
a noi stia bene che le cose rimangano cosi come sono...
Ci commuoviamo di fronte una fiction che racconta di te, della tua forza, della tua debolezza; del tuo coraggio
e della tua paura... del tuo essere un'uomo di ogni giorno ma al contempo un'eroe... ma il giorno dopo
la nostra routine ci assorbe cosi intensamente da aver dimenticato il film visto la sera prima...
Grazie Paolo... te lo dico da Siciliano, te lo dico come tuo fiero concittadino...
Prego Iddio che il seme che hai piantato prima o poi riesca a dare i suoi frutti... la nostra terra per adesso è ancora troppo arida...
 
March 30

Full di Donne

Il colore ambrato brillava alla luce della lampada, echeggiato dal suono tipico del bicchiere che si riempie . Due cubetti di ghiaccio cadevano sul fondo di vetro,  annunciando il loro arrivo con un tintinnio. Il Giocatore porto il sacro calice della concentrazione alla bocca, e il whisky, esplodendo nel suo sapore secco e deciso, lo riporto alla realtà. Al tavolo con lui altri quattro duellanti aspettavano smaniosi l’arrivo delle Carte. Il Giocatore raccolse il suo sigaretto Mood’s alla vaniglia dal posacenere, lo poggio sulle labbra per lasciare libere le mani, e Le raccolse. Poche cose lo eccitavano come dare vita alle carte tramite semplice e meccanico movimento delle sue mani. Una masturbazione se vogliamo, non erotica, il cui piacere scaturiva, dal semplice mescolamento di simboli numerici e figure antropomorfe disegnate sulla facce. Il richiamo dell’incontro veniva scandito dal fruscio che risuonava ad ogni movimento. Ed ogni movimento era puramente casuale, statitistico se vogliamo, come nella vita di ogni giorno; come quando ci alziamo la mattina totalmente ignari di quello che il caso, non il destino che è pura metafisica, può riservarci per un semplice scontro di combinazioni, quasi il mondo sia una specie di enorme mazzo di carte dove ogni individuo che la popola è una figura e ogni altra carta simboleggia un evento ben preciso, e la giornata appena cominciata è la partita che dobbiamo giocare… in barba a tutti quei buffoni che credono di sapere leggere il destino dalle carte.

Il Giocatore butto il mazzo mescolato di fronte al tipo alla sua destra, il quale quasi smaniosamente spezzo quest’ ultimo, quasi non si rendesse conto che col suo gesto, aveva appena deciso le sorti della partita. Il Giocatore comincio a distribuire le carte assaporando ad ogni giro, un boccone di sapore dal suo sigaretto. Lo aiutava in qualche modo, serviva per mantenergli i nervi rilassati, a quello che presto sarebbe stato, il nuovo incontro al buio con le Carte, come un buon allenatore che incoraggia il suo fuoriclasse a dare il meglio di se, come un caro amico che ti dispensa qualche buon consiglio, amorevole e sincero, che nessun altro ti potrebbe dare. Il tappeto verde gridava a ogni incontro, assistendo passivamente, ad una partita che poteva non poteva ne giocare ne commentare, pur essendo l’unico elemento nella sala, a conoscere le carte di tutti i giocatori, pur essendo quello che al primo giro non può mai essere battuto da un bluff. Il fumo usci dalle narici del Giocatore, e, per ultimo, raccolse le carte dal tavolo.

 

Donna di Picche.

“Ci si rivede” pensò senza lasciare trapelare alcuna emozione, sarebbe stato un errore mortale in Sua presenza. La vedeva, col suo sorrisetto ingenuo e innocente, quello stesso sorriso che l’aveva fatto innamorare. Molte immagini si proiettarono fuori da quella carta: momenti splendidi, lacrime di gioia o di dolore, esperienze nuove, cambiamenti, rimorsi e separazioni. La Donna più importante della sua vita, questo era un dato di fatto, pur essendo stata, quella che in assoluto le aveva regalato anche più angoscia e più disperazione. Era colei che sarebbe stata l’artefice del suo stravolgimento nella scala dei valori, di cui tanto si era fatto fiero, e che in un colpo in un tentativo disperato di riprendere in mano le redini di un rapporto orami lacerato, non aveva dubitato un istante di scollarli dal suo essere. Eppure era ancora là a sorridere, incurante e sprezzante nonostante tutto, vestita di nero, un colore che adorava.

 

Il Giocatore dovette aspirare un boccone dal Mood’s per ristabilire il controllo, sperando che gli

altri non si fossero accorti del suo attimo di smarrimento. Pizzicando con il pollice e l’indice, congedò la Donna spogliando e svelando la carta celata dietro a Essa.

 

Asso di Fiori

Depressione. E’ cosi che si chiama la terribile morsa che ci stringe quando non sappiamo, e nella maggior parte dei casi non abbiamo neanche la voglia, come reagire ad un evento particolarmente doloroso. Ci appendiamo a fili invisibili, aspettando che un Dio che non può aiutarti scenda a poggiare la mano su di te per poi con quest’ultima indicarti la strada da percorre. E rimaniamo ancorati in un oblio, vogliamo lasciarci andare ed inizialmente e quello che facciamo… Fino a quando un giorno capiamo di non poter più stare fermi a guardarci passare la vita d’avanti e capiamo che forse è il momento di andare a cercare il nostro fiore azzurro, la nostra utopia… il nostro riscatto

 

Un altro sorso di whisky. Il ghiaccio quasi sciolto ne aveva totalmente compromesso l’aroma, e il Giocatore no potè trattenere una smorfia di disgusto. Quella sicuramente non sarebbe potuta passare inosservata. Ma lui, come gli altri, sapeva che quella smorfia poteva significare tutto  o non significare niente. Altro tirò dal Mood’s  e si sentiva pronto per scoprire l’altra carta.

 

Donna di Fiori

Sentì qualcosa crescergli dentro. Una sensazione indefinita che affondava le sue radici nella vergogna e nella codardia. Lei era stata una Donna importante nella sua vita, e forse continuava ad esserlo. Era stata colei che lo aveva fatto ricominciare a credere nelle sue possibilità, in un certo senso aveva un’enorme debito nei suoi confronti. Ma un sentimento mal corrisposto, ne aveva immancabilmente minato le basi. Si erano allontanati, prima gradualmente, poi dimenticandosi totalmente l’uno dell’altra. Scrivendo fine a quel capitolo della propria vita e tentando, se pur con dolore, di cambiare pagina.

 

Coppia vestita. Il Giocatore, qual’ora gli altri ne fossero stati impossibilitati era in grado di aprire. Certo non era un gran punteggio pensava fra se è se… ma è pur sempre un inizio e ancora due carte fremevano per mostrarsi ai suoi occhi

 

Asso di Cuori

Amore. Una volta che lo si è provati una volta non si può più farne a meno. Fino allora era una frase fatta che probabilmente aveva letto in qualche inutile foglietto dei Baci Perugina, o in qualche blog di stupide ragazzine che per fare propaganda della propria “cultura” e della propria “sensibilità” sbattono in faccia pubblicamente  massime di filosofi o autori di chissà quale letteratura nazionale e non. Ma adesso, era una realtà che stava vivendo, e la stava vivendo sulla propria pelle e nella sua psiche… Aveva solo una certezza. Pur essendo stata per lui fino adesso fonte di dolori e di equivoci, non avrebbe cambiato mai il suo modo d’amare… Perché era conscio,che era l’unica cosa sapeva fare con tutto se stesso, nell’unica maniera in cui andava fatta

 

Doppia Coppia. Il giro aveva assunto già un diverso spessore. L’emozione causata da un punto, già cosi particolare lo spinse a poggiare il sigaretto con una mano e con la stessa a riempirsi di nuovo il bicchiere di whisky, bicchiere che gioiva, riempiendosi, dell’incontro con Jack, mentre con l’altra mano teneva gelosamente, lontane dagli sguardi degli altri, le Sue Carte. Vuotato il bicchiere in un soffio e ripreso in bocca il sigaretto, posò gli occhi sull’ultima carta.

 

Donna di Cuori

La sensazione di un’istante, un lampo, un battito di ciglia. Un rumore sordo continuo, ritmico, pulsante continua a riecheggiare nella stanza. Con una furia cosi forte da poter essere ascoltato in tutta la stanza. Bellissima… irraggiungibile… amabile…

Antiche sensazioni prendono il sopravvento. Una sola volontà, tornare a sorridere facendo sorridere. Ricordare come si ama, con la stessa enfasi di un tempo. Ci avrebbe messo, anche questa volta, anima e corpo, per fare felice la donna, che il “fato” se cosi lo si poteva chiamare, aveva deciso di mettergli accanto nel suo cammino della vita.

 

Full di Donne. Servito.

 

“Hey!”

Fu richiamato all’attenzione da un altro seduto al tavolo.

“Giochi questa mano?” riprese.

Il Giocatore guardo le Carte, e con un sorriso ironico e beffardo, le lanciò, coperte, senza cura nel tavolo.

“No, passo.”

November 24

Chiedo umilmente scusa...

Esiste solo un momento nella vita in cui un uomo deve mettere la parte la dignità, è indubbiamente quello è il momento in cui deve raccogliere tutta la sua umiltà per chiedere scusa per avere commesso un torto. Può capitare infatti che nella stesura di un'inutile blog, giusto per diletto, si stili una lista di amici, e può sempre capitare che per caso si dimentichi di descriverne uno. Ma se questo avviene con una persona con cui nella vita affermi di provare una certa simpatia e stima, accompagnata da sincerita e affetto, si capisce bene che questa può risultare una grave mancanza... Riconosco il mio torto Peppe, spero solo però che non siano una cosa stupida come un centinaio di caratteri non battuti in questo blog che possano guastare un'amicizia come la nostra... mi auguro tu possa perdonarmi...
 
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